

Una cicatrice non è solo un segno sulla pelle. Per chi la porta spesso rappresenta un ricordo visivo di qualcosa che si vorrebbe lasciare indietro — un’acne severa, un intervento chirurgico, un trauma. La buona notizia è che la medicina rigenerativa ha compiuto passi enormi nella capacità di migliorare l’aspetto delle cicatrici in modo concreto, sicuro e progressivo. Il PRP per le cicatrici — Plasma Ricco di Piastrine — è oggi uno dei trattamenti più efficaci e studiati per questo scopo: non cancella le cicatrici, ma le trasforma, restituendo alla pelle una qualità, una morbidezza e un’uniformità che molti pazienti non credevano più possibile raggiungere.
Indice
Per capire perché il PRP funziona sulle cicatrici, bisogna prima capire perché le cicatrici esistono. Quando la pelle si danneggia — per un’infezione come l’acne, per un intervento chirurgico, per un trauma — il corpo attiva un processo di riparazione rapido ma non sempre preciso: le fibre di collagene si riorganizzano in modo disordinato, il derma si assottiglia o si ispessisce, la texture e il colore cambiano rispetto alla pelle sana circostante.
Il Plasma Ricco di Piastrine interviene riattivando questo processo in modo più ordinato e completo. Le piastrine, concentrate attraverso la centrifugazione del sangue del paziente stesso, rilasciano una serie di fattori di crescita — tra cui VEGF, PDGF, TGF-β, EGF e IGF — che agiscono direttamente sui fibroblasti del derma. Questi ricevono un segnale di riattivazione: producono nuovo collagene di qualità, migliorano la vascolarizzazione locale, riducono l’infiammazione cronica residua e riorganizzano progressivamente la struttura del tessuto cicatriziale.
Il risultato non è la scomparsa della cicatrice — il tessuto cutaneo originale non si ripristina mai completamente — ma un suo significativo miglioramento in termini di volume, colore, morbidezza e integrazione con la pelle circostante. In molti casi il cambiamento è così evidente da rendere la cicatrice praticamente invisibile nella vita quotidiana.
Non tutte le cicatrici rispondono al PRP allo stesso modo. Conoscere le differenze aiuta a capire cosa aspettarsi dal trattamento.
Cicatrici atrofiche da acne. Sono le più comuni e quelle per cui il PRP mostra i risultati più documentati. L’acne severa lascia sul viso — ma anche sulla schiena e sul petto — avvallamenti, buchini e irregolarità che creano un aspetto a buccia d’arancia della superficie cutanea. I fattori di crescita del plasma stimolano la neocollagenesi nel derma sottostante, riempiendo progressivamente la cavità dal basso verso l’alto e uniformando la texture. Le cicatrici di tipo rolling (a bordi sfumati e ondulati) rispondono meglio rispetto alle ice pick (profonde e a punta), che richiedono spesso un approccio combinato più aggressivo.
Cicatrici chirurgiche. Le cicatrici lasciate da interventi di chirurgia plastica ed estetica — addominoplastica, mastoplastica, blefaroplastica, liposuzione, rinoplastica — beneficiano del PRP sia nella fase di maturazione precoce che in quella stabilizzata. Il trattamento nelle prime settimane dopo la chiusura della ferita riduce la formazione di tessuto fibroso eccessivo e favorisce una guarigione più ordinata; applicato successivamente, migliora la qualità del tessuto già formato.
Cicatrici ipertrofiche e cheloidi. Le cicatrici ipertrofiche sono rilevate, eritematose, ma rimangono nei confini della ferita originale. I cheloidi, più aggressivi, crescono oltre i margini della ferita e tendono a recidivare. Per entrambe le tipologie, il PRP ha una valenza importante soprattutto in combinazione con il laser CO₂ frazionato: il laser riduce lo spessore del tessuto fibrotico, il PRP regolarizza l’attività dei fibroblasti e abbassa significativamente il rischio di recidiva.
Cicatrici da ustione. Le cicatrici retraenti da ustione di secondo e terzo grado, che creano limitazioni funzionali oltre che estetiche, rispondono al trattamento combinato di PRP e laser ablativo. L’obiettivo è migliorare l’elasticità del tessuto, ridurre la retrazione e ripristinare una superficie cutanea più funzionale.
Smagliature. Pur non essendo cicatrici in senso stretto, le smagliature atrofiche — bianche o rosse — condividono con le cicatrici la perdita di integrità delle fibre elastiche e collagene nel derma. Il PRP agisce esattamente su questo meccanismo, stimolando la ricostruzione delle fibre e migliorando progressivamente il colore e la texture delle strie.
La procedura è ambulatoriale e non richiede anestesia generale. Si articola in fasi precise che rimangono costanti indipendentemente dal tipo di cicatrice trattata.
Tutto inizia con un prelievo di sangue venoso del paziente — 20–40 ml, identico a quello di una comune analisi del sangue. Il campione viene inserito in una centrifuga medica certificata che, in pochi minuti, separa le componenti ematiche per densità e concentra il plasma ricco di piastrine.
Il PRP viene quindi iniettato direttamente nella cicatrice e nel derma pericicatriziale tramite aghi sottilissimi, seguendo una mappa precisa che tiene conto della morfologia della lesione. Nelle cicatrici atrofiche estese — come quelle da acne che coprono ampie porzioni del viso — si utilizza spesso il microneedling per distribuire il plasma in modo uniforme: i microcanali creati dagli aghi del dispositivo amplificano la risposta biologica e portano i fattori di crescita in profondità, dove sono più efficaci.
In alcuni protocolli avanzati il PRP viene attivato con cloruro di calcio prima dell’iniezione, trasformandosi in un gel piastrinico più denso particolarmente adatto alle cicatrici profonde o alle aree che richiedono un’azione volumizzante.
La seduta dura tra i 20 e i 45 minuti. Nelle 24–48 ore successive è normale una reazione locale di rossore, gonfiore e piccoli ematomi puntiformi: sono segnali che il processo rigenerativo è in corso, non complicanze.
Il PRP per le cicatrici da acne si esprime al massimo delle sue potenzialità quando viene integrato in un protocollo combinato. Il solo PRP produce miglioramenti progressivi e apprezzabili, ma la combinazione con il microneedling o con il laser CO₂ frazionato produce risultati superiori, soprattutto nelle cicatrici più profonde.
Il protocollo standard prevede 3–5 sedute distanziate di 3–4 settimane. A ogni seduta si può osservare:
I risultati si consolidano nei 3–6 mesi successivi all’ultimo trattamento, proseguendo la rigenerazione indotta anche dopo la fine delle sedute. Un mantenimento annuale o biennale aiuta a preservare nel tempo i risultati ottenuti.
La medicina rigenerativa moderna non lavora più con un solo strumento: il PRP per le cicatrici trova la sua massima espressione nei protocolli combinati, dove ogni tecnica potenzia l’effetto dell’altra.
PRP e laser CO₂ frazionato. Il laser ablativo frazionato crea microlesioni controllate nel tessuto cicatriziale, riducendone lo spessore e stimolando la riorganizzazione del collagene. Il PRP applicato immediatamente dopo ha un doppio ruolo: accelera la guarigione post-laser riducendo eritema e tempi di recovery, e amplifica la neocollagenesi attraverso i fattori di crescita che agiscono nei canali aperti dalla luce laser. Questo protocollo è il riferimento per le cicatrici ipertrofiche, le cicatrici atrofiche severe e le cicatrici da ustione.
PRP e microneedling. La combinazione più usata per le cicatrici superficiali e intermedie da acne. Il microneedling meccanico crea microtraumi dermici che innescano la cascata di guarigione; il PRP potenzia e dirige questa risposta verso una rigenerazione più qualitativa. I risultati sono documentalmente superiori rispetto all’uso dei due trattamenti in modo separato.
PRP e lipofilling. Nelle cicatrici depresse profonde — da acne severa, da trauma o da ustione — il trapianto di grasso autologo nelle zone più infossate riempie volumetricamente la cavità cicatriziale, mentre il PRP migliora la sopravvivenza degli adipociti e la qualità del tessuto circostante. È la combinazione più indicata quando la cicatrice ha una componente di perdita volumetrica significativa.
Prima di iniziare il trattamento, la valutazione medica deve escludere:
La Dott.ssa Serena Ghezzi riceve agli studi di Firenze e Prato dove alla visita di consulto valuterà attentamente le caratteristiche personali, indicando il percorso migliore da intraprendere per correggere le imperfezioni ed eliminare i disagi non solo estetici che ne conseguono.
La Dott.ssa Serena Ghezzi è medico chirurgo specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica, con Diploma di Esperta in Laserterapia e Laserchirurgia ad indirizzo estetico e con grande esperienza accademica, ospedaliera e professionale in ambito nazionale ed internazionale.
E’ Referente Esclusivo della Chirurgia Plastica ricostruttiva post bariatrica degli Ospedali ASL Santa Maria Nuova di Firenze e San Jacopo di Pistoia e Responsabile della Chirurgia Plastica alla clinica Medlight di Firenze.
A Firenze e Prato la Dott.ssa Serena Ghezzi è un punto di riferimento nell’ambito della medicina estetica e della chirurgia plastica impiegando le tecniche ambulatoriali e operatorie all’avanguardia per valorizzare la bellezza della persona e soddisfare i desideri del paziente.
Il PRP elimina completamente le cicatrici?
No, ma le migliora in modo molto significativo. Il tessuto cicatriziale non torna mai identico alla pelle originale, ma con il PRP può diventare più morbido, meno in rilievo o meno profondo, e visivamente molto meno evidente.
Quante sedute di PRP servono per le cicatrici da acne?
In genere 3–5 sedute ogni 3–4 settimane, spesso combinate con microneedling. Il risultato si consolida nei 3–6 mesi successivi al ciclo completo.
Il PRP funziona anche per i cheloidi?
Sì, ma in combinazione con il laser CO₂ frazionato. Il solo PRP non è sufficiente per i cheloidi; la sinergia laser + PRP riduce lo spessore del tessuto e abbassa significativamente il rischio di recidiva.
Dopo quanto tempo si vedono i risultati del PRP sulle cicatrici?
I primi miglioramenti compaiono dopo 3–4 settimane dalla prima seduta. I risultati completi — miglioramento della texture, riduzione della profondità, uniformità del colore — si apprezzano a 3–6 mesi dall’ultima seduta.
Si può fare il PRP su cicatrici recenti?
No. È necessario attendere almeno 6–8 settimane dalla chiusura completa della ferita. Trattare una cicatrice in fase acuta può interferire con il processo naturale di guarigione.
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Come funziona | I fattori di crescita piastrinici riattivano i fibroblasti, stimolano la neocollagenesi e favoriscono la riorganizzazione del tessuto cicatriziale |
| Cicatrici trattabili | Atrofiche da acne, chirurgiche, ipertrofiche, cheloidi, da ustione e smagliature |
| Indicazione ottimale | Cicatrici atrofiche da acne (rolling e boxcar), con risposta biologica particolarmente documentata |
| Protocollo standard | 3–5 sedute ogni 3–4 settimane, con eventuale mantenimento annuale |
| Combinazioni più efficaci | PRP + microneedling, PRP + laser CO₂ frazionato, PRP + lipofilling |
| Durata seduta | 20–45 minuti; trattamento ambulatoriale senza tempi di recupero significativi |
| Quando si vedono i risultati | Primi miglioramenti dopo 3–4 settimane; risultato completo tra 3 e 6 mesi dal ciclo |
| Controindicazioni principali | Acne attiva in sede, coagulopatie, terapia anticoagulante, neoplasie attive, gravidanza, cicatrice in fase acuta |
| Quando iniziare | Almeno 6–8 settimane dopo la completa chiusura della ferita |
| Elimina le cicatrici? | No, ma può migliorarle significativamente in volume, colore, morbidezza e integrazione con la pelle sana |
